Battesimo del gusto per il ‘Francia classico’, etichetta di punta di casa Gaggioli, presentata la scorsa settimana (16 aprile 2009) all’agriturismo Borgo delle Vigne di Zola Predosa nel corso dell’appuntamento gastronomico della delegazione Bentivoglio dell’Accademia italiana della cucina. Questo Pignoletto d'eccellenza, pronto per il traguardo della Docg, è stato illustrato da Fabio Giavedoni, sommelier di Slow Food, che ne ha descritto le caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto all’abbinamento con le carni bianche che figuravano nel menù compilato da Sergio Savigni, delegato dell’Accademia che ha dedicato l’anno sociale alla conoscenza e valorizzazione delle carni degli animali da cortile. «Finalmente un Pignoletto che si distacca decisamente dalla produzione media di questo vino, degno di rappresentare al meglio il vitigno tipico dei Colli Bolognesi anche fuori regione -ha detto Fabio Giavedoni, nel commentare il lavoro dell'enologo Giovanni Fraulini- da un'uva perfetta in vendemmia è uscito un vino dai profumi ricchi, con una nota caratteristica che farebbe pensare al Sauvignon. Una temperie che col tempo potrebbe attenuarsi. Ma ciò che va lodato è la scomparsa di quel retrogusto amarognolo che non è una caratteristica del Pignoletto, bensì un difetto di vinificazione che nel Francia Classico è stato cancellato col risultato piacevole di un bicchiere che ne chiama un altro...».
Nel corso della serata è poi stato distribuito e presentato l'ultimo libro curato dalla confraternita degli Apostoli della Tagliatella rappresentati da Francesco Droghetti. Sergio Savigni, delegato dell'Accademia della Cucina, sezione di Bologna dei Bentivoglio, ha illustrato il tema della giornata ecumenica dedicata alla cucina delle carni degli animali dell'aia emiliano romagnoli, il significato dell'impegno dell'Accademia nella promozione della cultura gastronomica e della corretta alimentazione secondo natura e tradizione come esemplificato nella cena curata dallo Chef Vasco Galliani.



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L'azienda Gaggioli comunica a tutti gli appassionati di vino che sarà presente alla prossima Prowein di Dusseldorf in programma dal 29 al 31 marzo 2009 al padiglione 3 (Halle) - E129 ed al Vinitaly 2009 che si terrà a Verona dal 5 al 6 aprile con il suo stand al Padiglione 1 - B5.
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E’ Carnevale, tempo di sfrappole, maschere ed allegria. Il dottor Balanzone, Fagiolino e Sganapino sono le maschere bolognesi più amate e note ai petroniani che in questi giorni si deliziano in feste, sfilate di carri e lancio di coriandoli e stelle filanti. Ma quando c’è da brindare, e magari rinfrescare il palato dai sentori dei dolci fritti, anche Balanzone, ieri in piazza Maggiore, ha consigliato un vino ‘che spuma’, e questo a Bologna vuol dire Pignoletto. Pignoletto frizzante o spumante, che sia Francia Brut o Carlét, i sommelier non hanno dubbi: il miglior abbinamento alle sfrappole è questo vino bianco,fresco di acidità, equilibrato e capace di regalare le migliori emozioni quando esce in coppia con le fragranti e leggere strisce di pasta dorata e abbondantemente zuccherata, come la fa la pasticceria Marsigli per intenderci.
Ricetta delle sfrappole
Ingredienti: 350 gr. di farina 00, 7 tuorli di uova ed 1 chiara; un cucchiaio grande di zucchero, due nocciole di burro, una spruzzata da acqua cedrata ed un goccio di aceto di vino, zucchero vanigliato e strutto per la frittura.
Preparazione: sul tagliere impastare i tuorli, l’albume, la farina, lo zucchero, il burro, e i sentori di acqua cedrata e aceto. Amalgamare il tutto e lavorare ben bene. Quindi tirare col matterello fino ad una sottile sfoglia. Lasciare riposare qualche minuto e quindi con la speronella tagliare tanti nastri lunghi 25 cm e larghi 3 cm. Tenendo le estremità formare la ‘frappa’ intrecciata e quindi immergerla nello strutto bollente. Appena vengono a galla, gonfie e piene di bolle, estrarre con la ramina ed asciugare nella carta-paglia. Spolverizzare con zucchero a velo prima di servire.
Da provare, all’agriturismo Borgo delle Vigne, l’abbinamento con la Saba o col passito Ambrosia.

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IL VINO E' UN PIACERE, MA SOLO SE E' BUONO
"Il vino è un piacere. Se non è buono che piacere è?" mi sono sempre domandato prima che una nota marca di caffè mi soffiasse sotto il naso uno slogam che avrei voluto adottare per la mia cantina.
Per me che vengo dalla montagna, da Montese, la condanna era quella di bere del 'terzanello' fino a Ntale, poi il 'torchiato' in inverno e quando si arrivava in primavera, ed era pronto il vino nuovo, il 'vino vero', il più delle volte mi presentavano un bicchiere di una bevanda torbida che quando andava bene aveva lo 'spunto', ma più spesso stava andando a male ed era pronta per la botticella dell'aceto.
Io lo sapevo, eppure dopo il parto di una vacca non si poteva rifiutare la colazione del contadino con una fetta di buon salame ed un meno buono bicchiere di vino che mi toccava di mandar giù con una bella fatica. Troppo spesso la stessa sgradevole situazione si presentava (e ancora oggi si sperimenta) nelle trattorie e anche nei ristoranti di buon livello: buona cucina, non buona la cantina.
Uno squilibrio che tanti ristoratori hanno colmato ricorrendo ai vini forestieri, come se l'ottima fama di cui da secoli si gode la cucina bolognese non possa essere affiancata da altrettanto buoni vini del territorio. Eppure sono due aspetti della buona tavola che non si possono separare.
Se il Pignoletto ha quasi cinque secoli si storia documentata sarà pure perchè nel tempo è stato considerato il miglior abbinamento alla mortadella o ai tortellini e ovviamente alle tagliatelle.
Ed era naturale, sulla tavola bolognese, trovarlo nelle brocche o nei quartini insieme ad un tagliere di salumi assortiti, o con una punta di forma....Ad un certo punto però il livello della nostra enologia era caduta in basso, opure altre regioni si erano dimostrate più brave di noi sia a produrre che a vendere.
Credo che la mia decisione di iniziare a produrre vino sia nata proprio da questa consapevolezza. Quando giravo fra i campi ammiravo i bellissimi grappoli, uva meravigliosa che però i contadini non riuscivano a trasformare in una bevanda altrettanto buona. In realtà, se volevano, qualche volta la bottiglia di 'quello buono' saltava fuori...ed allora era una bella festa per tutti. Non parliamo poi delle varietà! Il vino nelle nostre campagne o era bianco o era rosso. Finchè erano attaccati alla vite i grappoli erano di albana o trebbiano, montuni o riesling, barbera o lambrusco...però quando i navazzi arrivavano in cantina le varietà il più delle volte si mescolavano, i gusti sfumavano...uvaggio lo chiamano oggi. E poi il resto lo facevano i cantinieri, con i tagli, i travasi, i filtraggi...ogni tentativo era buono pur di arrivare ad un prodotto bevibile, magari amabile e possibilmente vivace. Fattostà che fino agli anni Sessanta andava così: nessuno credeva nella possibilità di fare viticoltura di qualità a Bologna, anche se a Zola c'era un medico, Enrico Vallania, che alla fine degli anni Sessanta si era messo in testa che invece la nostra terra avesse ottime potenzialità. Aveva buoni contatti con l'esperienza della Cantine Riunite, conosceva Veronelli ed era stimato conoscitore dell'enologia d'oltralpe.
Avevo una gran voglia di tentare l'impresa, il suo esempio mi fu di stimolo, e la mia formazione scientifica mi fu d'aiuto.
Scoprii che nel Medioevo il podere che comprai dai Chiesa (sono i discendenti del famoso cartografo del Settecento) apparteneva a Matilde di Canossa e poi all'Abbazzia di Nonantola, e che chi lo lavorava oltre all'affitto doveva condurre ogni anno cento pali di castagno per vigne nuove e due carri d'uva ai frati...che come si sa di certe cose se ne intendevano!
Così ripiantammo le prime vigne di Pignoletto, curammo i vecchi filari ed iniziò l'avventura della cantina Bagazzana. In trent'anni l'enologia bolognese ha fatto grandi passi in avanti e l'azienda Gaggioli è cresciuta insieme ad altri produttori tanto che ormai i vini di Bologna sono conosciuti un pò in tutti i continenti.
Resta il limite (economico) delle piccole dimensioni della aziende e la fatica di fare gruppo quando ci presentiamo all'esterno.
La conduzione famigliare però ci ha tenuti fuori dalle sofisticazioni, dagli scandali e dagli eccessi di cui ci raccontano le cronache.
Il buon vino per tutti i giorni è diventato una realtà e da noi il buon rapporto qualità/prezzo è un dato di fatto. Perchè 'piccolo' per noi non solo è bello, ma anche buono.
Carlo Gaggioli.
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Arte, cultura, prospettive comuni nel settore del turismo, ma anche buona tavola e prodotti tipici, al centro della visita della delegazione di cinquanta rappresentanti e amministratori della parte turca di Cipro che nei giorni scorsi su iniziativa del tour operator zolese My Sun Sea dopo Firenze e Venezia hanno fatto tappa a villa Edvige-Garagnani, sede dell’ufficio turistico della zona Bazzanese per poi completare la missione italiana con la degustazione dei vini della cantina Gaggioli, particolarmente apprezzati dagli ospiti ciprioti.

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