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PIGNOLETTO: VINO DI TERITORIO? 
PIGNOLETTO:UN VINO DI TERRITORIO?


Vitigno autoctono per eccellenza delle colline che circondano Bologna, il Pignoletto è qui accompagnato da un equivoco punto interrogativo. Come mai? È forse messa in dubbio da qualcuno la sua autenticità? Oppure sono forse emersi elementi, dal punto di vista tecnico – scientifico, che ne mettano a repentaglio la tipicità?
Niente di tutto questo. Il fatto è che spesso – troppo spesso – il Pignoletto non è trattato come vino di territorio. Il comportamento cioè di molti addetti ai lavori è in contrasto con la reputazione tradizionale del vino, con quella reputazione che lo colloca di diritto fra le bandiere storiche dell’enogastronomia petroniana.
Fermiamoci su questo punto. Il comportamento di ognuno è solitamente indice di un particolare atteggiamento, che sta dietro alle azioni e le giustifica anche senza mostrarsi; anzi, soprattutto senza mostrarsi.
Ebbene, e questa è la tesi “provocatoria” del nostro intervento, l’atteggiamento sottostante è un atteggiamento di amore per il Pignoletto. Un amore, però, che spesso non è equilibrato, diciamo così: infatti, c’è chi il Pignoletto lo ama troppo e c’è chi lo ama troppo poco…

Pignoletto: chi lo ama troppo.
Sono i produttori. E il loro amore, sincero, spesso silenzioso, tenace, appassionato, non sempre ricambiato, è comprensibile: amano il Pignoletto come un figlio. Il figlio prediletto, quello che più e meglio li ritrae. Ma, come spesso succede con i figli, lo avvolgono di un sentimento protettivo, ne vedono soprattutto i pregi, pensano che comunque sia bello e bravo così. Se ne compiacciono. L’amore paterno dei produttori è croce e delizia per il Pignoletto, lo fa crescere al calduccio, ma può diventare anche un limite. Perché l’autocompiacimento soddisfatto può portare a non percepire i problemi.

Pignoletto: chi lo ama troppo poco.
In generale, sono molti (non tutti, ma molti certamente sì), e si trovano tra i componenti della cosiddetta filiera bolognese: distributori, agenti, enotecari, ristoratori, proprietari e gestori di locali, opinion leader, giornalisti. Coloro, cioè, che promuovono – o almeno dovrebbero promuovere – i consumi di qualità. E che in più di una occasione trascurano il Pignoletto “a prescindere”: a prescindere dal fatto che sia un vino di territorio, a prescindere dal fatto che la sua qualità media sia recentemente migliorata, a prescindere dal fatto che lo conoscano veramente, a prescindere dal fatto che la loro conoscenza su di esso, quando c’è, sia aggiornata, a prescindere dal fatto che i prodotti in concorrenza siano più o meno validi (Bologna, si dice, è tristemente famosa per essere ovunque invasa da prosecchi di infima qualità, quando invece potrebbe servire eccellenti Pignoletti frizzanti locali). E via di questo passo. Una sorta di promozione a rovescio, che denuncerebbe secondo alcuni nient’altro che un provincialismo costantemente alla ricerca di ciò che viene “da fuori”, considerato acriticamente e per definizione migliore…

Che fare?
Così si diceva un tempo, quando le ideologie erano robuste armature all’azione. Semplificando, diremo che comportamenti più equilibrati possono essere favoriti dall’adozione di atteggiamenti più equilibrati. Per cui (e continuiamo a provocare…) qualcuno dovrebbe amare non di meno, ma in maniera diversa; e qualcun altro dovrebbe amare di più.

I produttori.
Potrebbero cominciare ad adottare, più che una mentalità esclusivamente paterna, un punto di vista da educatori: persone, cioè, che devono favorire non solo la buona salute, ma anche la crescita di chi è affidato alle loro cure. E quindi persone orientate a fornire stimoli continui, a ricercare costantemente i miglioramenti, a favorire l’apertura verso l’esterno (confronto con altri produttori e con altri prodotti bianchi d’eccellenza, non solo bolognesi e al limite non solo italiani), a spingere verso esperienze “fuori casa” (misurarsi non solo sul mercato locale, cittadino o provinciale, ma anche su piazze lontane da Bologna / dall’Emilia).
L’autocompiacimento, molto diffuso, è un nemico silenzioso e temibile, come la ruggine: irrigidisce pian piano, lentamente ma inesorabilmente. Ecco perché a nostro avviso l’amore auto-compiaciuto si deve trasformare in un amore non minore, ma di tipo diverso. L’amore, per esempio, di un maestro premuroso.

Gi altri operatori.
Coloro che lungo la filiera locale non amano abbastanza il Pignoletto dovrebbero, appunto, amarlo di più. Conoscere aziende e tipologie produttive, fare confronti, aggiornare il proprio bagaglio informativo e le proprie esperienze degustative, non fermarsi al sentito dire o alle mode superficiali, evitare che – nel vino come nel turismo – si cerchi di conoscere tutto tranne le eccellenze di casa propria. E se proprio vogliamo guardare al di là dei confini, che cosa ci insegnano, ad esempio, i venerati esempi dei francesi e degli americani? Proprio questo: che, prima di tutto, costoro conoscono, comprendono, amano e promuovono le eccellenze di casa loro. Non si vergognano di proporre agli stranieri le loro tipicità; anzi ne sono fieri.
Ma la fierezza nasce dalla consapevolezza, e la consapevolezza nasce dalla conoscenza e dall’amore, dal cervello e dal cuore, che devono sempre, anche in campo enologico, lavorare assieme. Cervello e cuore servono anche al Pignoletto: perché, in definitiva, se il Pignoletto non lo promuoviamo noi bolognesi, a parte la figura barbina che ci facciamo…chi volete che lo promuova?

C’è una morale?
Difficile dirlo, e comunque non spetta a noi. In ogni caso, un riequilibrio d’amore dalle due parti – per alcuni qualcosa di diverso, per altri qualcosa di più – può contribuire a rendere il Pignoletto un autentico vino di territorio, più di quanto non lo sia ora. Almeno, questa è la nostra speranza…
Piero Valdiserra




(Intervento al Convegno “L’evoluzione del Pignoletto, il suo futuro, il turismo enogastronomico, la ristorazione”
Zola Predosa (BO), “Pignoletto Show”, 16 maggio 2009)


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Grandi bottiglie a piccoli prezzi 


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Il vino con i tuoi, il resto con chi vuoi..... 
Si sa che un buon bicchiere di vino allunga la vita. Ma è obiettivamente sempre più difficile concedersi questo piacere. Dalle norme sulla sicurezza del lavoro, ai giusti controlli per la sicurezza sulla strada, sono molte le ragioni che ci inducono a centellinare la bevanda più salubre ed indicata ad accompagnare i nostri pasti. Lo sostengono medici e nutrizionisti: un buon bicchiere di vino aiuta la digestione, completa una sana alimentazione e, sempre nelle giuste dosi, previene le malattie cardiovascolari. Insomma: un bicchiere di vino allunga la vita. Sono ormai lontani i tempi nei quali in ogni famiglia se ne consumavano a damigiane. Era normale, in campagna, d’estate, fare ‘la colazione’ nei campi: salame, uova, pane e vino. Birocciai, muratori ed operai lo avevano sul tavolo dell’osteria e della mensa. Oggi non può più essere così! Anche bere la sera in un pub,osteria, ristorante o trattoria, può riservare brutte sorprese: controlli sulle strade e spesso ricarichi ingiustificati sul conto finale. Così il vino, quello buono -perché nel frattempo sulla qualità hanno fatto tutti passi da giganti- si gusta appieno, in tranquillità, al giusto prezzo, sulla tavola di casa, fra amici, in famiglia. Un buon vino può aiutare a creare quel clima famigliare nel quale ci si raccontano più facilmente i fatti della giornata, si accolgono gli amici e si fanno progetti per il futuro. Una buona scelta di bottiglie in cantina, per ogni occasione ed ogni menù, è anche un modo di condividere il gusto della scoperta, della novità, del gusto di fare assaggiare una nuova etichetta, portare a casa il sapore di una regione appena visitata, un modo per ricordare il piacere di un viaggio. Ma il vino buono al giusto prezzo, quello che può essere sulla nostra tavola tutti i giorni, è quello della nostra terra. I Colli bolognesi possono vantare una tradizione più che millenaria nella coltura della vite. Magari non siamo bravi a ‘venderlo’ su tutti i mercati o imporlo nel mondo della comunicazione, ma chi lo prova lo ama. Chi lo conosce lo apprezza e sa che Pignoletto, o Barbera, Cabernet e Sauvignon, sono i migliori abbinamenti per i piatti e i prodotti bolognesi apprezzati nel mondo! Tortellini e lasagne, tagliatelle o passatelli, mortadella o parmigiano accontentano il nostro palato se accompagnati dai nostri vini, che per fortuna sono prodotti in piccole quantità: curati e garantiti da cantine famigliari come la nostra, dove ogni etichetta ha la sua personalità, ogni ‘creatura’ è un mondo a sé, curato e garantito da chi lo fa. Per noi non è una novità il pasto, o la spesa, o il vino ‘a chilometri zero’! E’ sempre stato così. La cantina in mezzo ai vigneti, le botti sotto l’occhio di tutti e la possibilità di acquistare il prodotto direttamente a casa di chi lo fa. L’agriturismo Borgo delle Vigne è in fondo la possibilità di immergersi nella cultura di un luogo antico, di toccare con mano e vedere con i propri occhi la vigna e il lavoro del vignaiolo, di assaggiare un vino prima, eventualmente, di acquistarlo per poi portarlo a casa, e gustarlo ‘con i tuoi’: il ‘Carlet’ come aperitivo, Il Francia Bianco coi formaggi, il Pignoletto a tutto pasto, lo Chardonnay con le carni bianche o col pesce, il Rosato Letizia per un aperitivo sfizioso, Il Francia Rosso, il Rosso Bagazzana, il Cabernet Sauvignon o il Merlot per ogni tipo di carne alla griglia o la cacciagione. Il Pinot Bianco con gli arrosti, il Sauvignon per i piatti di pesce o i sufflè. Per finire con uno spumante importante come il Francia Brut, un velo di Saba sull'insalata o la macedonia, ed dolce avvolgente dell'Ambrosia: al Borgo delle vigne della famiglia Gaggioli c'è davvero un vino per ogni occasione!

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Il Pallone Gonfiato in Ritiro al Borgo delle Vigne 
Pausa estiva, ma tempo di programmazione, per lo staff radiotelevisivo de ‘Il pallone gonfiato’, il più vecchio talk show calcistico d’Italia che per la sua originale forma di ritiro ha scelto l’agriturismo Borgo delle vigne, sulle colline di Zola. Così l’altra sera una cena di lavoro in vista del rientro fissato il 23 agosto, e per l’avvio del 32esimo anno di trasmissione, ha riunito conduttori, inviati ed ospiti dello studio di Rete7-E’Tv: Alberto Bortolotti, Giancarlo Monari, Carlo Gaggioli, Alessandra Morretta, Cristina Accarisi, Emilio Franzoni, Andrea Tedeschi e Mattia Grandi.



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Cantine Aperte 2009 
Apertura dalle 10 alle 18, domenica prossima, per la nostra partecipazione alla giornata nazionale delle Cantine Aperte.
Per tutta la giornata quindi occasione unica per apprezzare tutti i nostri vini (con degustazioni guidate e gratuite a gruppi composti da un massimo di 30 persone), per vedere da vicino le nostre vigne, la cantina, il bosco, la collina dell'antica strada del vino dei Brentatori e l'agriturismo "Borgo delle Vigne".
Per una sosta più prolungata c’è la possibilità di uno spuntino Pic-nic all'aperto oppure un pranzo con menù degustazione presso il ristorante del Borgo delle Vigne, entrambi a prezzo fisso (su prenotazione tel. 051-75.05.34).
Nel corso della giornata musica, vendita diretta e degustazioni di olio extravergine di oliva 'Nocellara del Belice dop' dell'azienda Margherita.


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